In coda al centro di fertilità sognando di avere un figlio

Dal quotidiano Libertà del 9 agosto 2016

Aspiranti genitori sempre più avanti con l’età. In 24 giorni 194 coppie

PIACENZA –  Esiste nell’ospedale di Piacenza un Centro di sterilità di primo livello. C’è la coda di richieste, in crescita continua, perché gli aspiranti genitori sono sempre più vecchi. Ma il Centro apre solo due volte al mese. Così si viene a creare un drammatico “turismo della fecondazione” verso le altre regioni, soprattutto verso la Lombardia, con la perdita di risorse economiche potenziali e con ulteriore sofferenza da parte di quelli che diventano, loro malgrado, pazienti.

Nel Centro, che ha ottenuto ottimi risultati, vi lavorano solo una ginecologa, per la parte femminile, e un urologo, per quella maschile, che possono contare su un biologo, una consulenza psicologica, e il laboratorio di radiologia, per alcuni test specifici. Poso personale, di fatto, per una mole di richieste che è invece in continua crescita. A causa delle forze disponibili, sottodimensionate e pronte comunque a fare i salti mortali per garantire a tutti una risposta adeguata, il servizio, come si diceva, apre due volte al mese agli aspiranti mamme e papà: 194 le coppie che si sono presentate per un percorso di fecondazione di primo livello nei 24 giorni a disposizione del servizio. Otto coppie al giorno. La stragrande maggioranza nutre dunque le file della mobilità verso altri territori, soprattutto la Lombardia, dove è possibile fare la fecondazione di secondo livello, quindi in vitro, possibile anche a Piacenza ma a pagamento.

<< Da anni combatto perché questo servizio possa crescere, dal momento che le richieste sono in continuo aumento, ma ci manca forza lavoro >> spiega la dottoressa Maria Cristina Ottoboni, ginecologa di riferimento per la diagnosi e cura del problema. << Noi ci occupiamo della diagnosi e della cura della sterilità di coppia, effettuando la tecnica dell’inseminazione intrauterina. Il problema dell’infertilità infatti è sempre più diffuso, perché si fa sempre più lontano nel tempo, il desiderio di prole. La riserva ovarica di una donna tende progressivamente a diminuire durante la vita>>. Non tutti possono accedere al servizio: << Devono aver cercato un figlio per almeno due anni, oppure meno, sela donna ha una età compresa tra i 38 e i 45 anni. A volte capitano alcune ragazze, soprattutto straniere, che vanno nel panoco perchè da pochi mesi provano ad avere un figlio senza riuscirci. Ma sono molto giovani, per questo diciamo loro di aspettare. E, comunque dopo tre tentativi invitiamo a passare alla fecondazione in vitro>>. Nel reparto, vengono forniti dalla dottoressa Ottoboni anche alcuni dati piuttosto allarmanti: << Il valore di 1,39 figli per donna colloca in nostro paese tra gli Stati europei con i più bassi livelli. Questo determina un progressivo invecchiamento della popolazione. I figli sono il futuro della società, ma oggi non è facile, si aspetta il “momento giusto”, economico, lavorativo, e questo non arriva mai. Il rinvio porta al figlio unico, se arriva>>.

Elisa Malacalza

L’andrologo: aumentate le patologie

<< Il 20% delle coppie ha problemi e nel 30-50% dei casi sono maschili>>

Prima, c’era la famigerata “visita di leva”, quella che apriva le porte del servizio militare, a far controllare i giovani. Tolta quella, gli uomini si affidano a una visita adeguata solo quando ne hanno bisogno. E quando, spesso,  troppo tardi, con il rischio di aumentare problemi legati all’infertilità.

<<Così le culle sono sempre più vuote>> ammette il dottor Stefano Fiordelise, andrologo dell’ Ausl di Piacenza e punto di riferimento per gli uomini nel viaggio verso la ricerca di un bimbo. <<Il venti per cento delle coppie presenta problemi di infertilità, oggi, e, tra queste, il 30-50% dei casi è da ricondursi ad infertilità maschile. Le cause sono diverse, come una testicolopatia primaria. L’andrologo deve quindi “intercettare” il maschio della coppia infertile all’inizio dell’iter diagnostico-terapeutico>>. In che senso? << Nel senso che l’infertilità è una malattia e deve essere considerata specchio di salute generale. Tutte le patologie del tratto riproduttivo maschile sono aumentate negli ultimi 20 anni, e quindi è aumentata la frequenza dell’infertilità maschile>>.

<<Il problema è che mentre le donne sono abituate fin da ragazze a rivolgersi al ginecologo, l’umo arriva in studio solo quando sta male>>, sottolinea l’esperto. <<Eppure il tumore testicolare conta 1500 casi l’anno, purtroppo. L’età di insorgenza è tra i quindici e i quarant’anni e negli ultimi venti anni la frequenza di questa patologia sembra essere triplicata. Ricordo inoltre che la maggior parte delle infezioni del tratto riproduttivo maschile è asintomatica>>.

Tra le patologie invece femminili che possono rendere problematico l’arrivo di un bimbo, vi sono, come spiegato dai referenti del Centro, l’infertilità endocrina ovulatoria (17 per cento), endometriosi (6 per cento), fattore di coppia (17,3 per cento). Il 29,1 per cento rientra nella cosiddetta “infertilità inspiegata”, una percentuale piuttosto alta. <<Alcune patologie ricorrenti che riducono la fertilità, se tempestivamente diagnosticate e trattate, possono essere curate con successo>>, è stato chiarito dal Centro di sterilità di primo livello.

Il Centro punta il dito anche sull’informazione “spazzatura”: << Nella maggior parte dei casi, i giovani ricevono le informazioni su sessualità e riproduzione dagli amici, seguiti dai media. La carenza di informazione adeguata, a vantaggio invece di un’ampia disponibilità di dai “spazzatura” accessibili sul web, sembra essere una delle maggiori criticità>>.

malac.

2 su 10 a buon fine. I risultati delle tecniche di primo livello

(elma) <<Si tratta di tecniche. Ma non siamo in grado di dare un bambino a tutti. Solo il 20% delle inseminazioni di primo livello va a buon fine>>. Lo chiarisce la dottoressa Maria Cristina Ottoboni, ginecologa e referente Ausl, insieme al dottor Stefano Fiordelise, per il Centro di diagnosi della sterilità di coppia. Il Centro non è un “supermercato di bambini”. E contro Natura, più di tanto, non si può fare. Alcuni casi, però, sono andati a buon fine: due su dieci, un risultato possibile dalla Legge 40, entrata in vigore 12 anni fa e tra le normative più controverse mai emanate in Italia. I dubbi verso la normativa rimangono ancora, però, in alcune coppie: <<Alcuni si rivolgono a noi per capire il quadro clinico, per comprendere la loro situazione, ma mettono subito le mani avanti e dicono che, una volta avuto il risultato non intendono in alcun modo tentare la fecondazione assistita, neppure di primo livello. Alle origini delle loro scelte, ci sono ragioni che definiscono “morali”>> spiega la dottoressa Ottoboni. Possono influire sull’infertilità anche alcuni fattori: << Ci sono killer invisibili, come le condizioni ambientali o professionali>>, precisa la ginecologa. <<Il sistema riproduttivo è particolarmente vulnerabile alle interferenze provenienti dall’ ambiente. La contemporanea presenza di obesità, sedentarietà, fumo di sigaretta, consumo di alcol dimezzano la fertilità di una donna.

 

 

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